lunedì 14 novembre 2011

Il dualismo politico destra-sinistra


Il dualismo politico destra-sinistra: passato, presente e futuro del bipolarismo italiano.

I grandi cambiamenti sociali che dalla Rivoluzione Francese in poi hanno portato all'ingresso delle masse nella vita politica di molti paesi occidentali hanno creato la netta contrapposizione ideologica tra destra e sinistra, all'interno della quale ancora oggi si muove il pensiero politico delle masse. L'utilizzo di questa terminologia per indicare queste due tendenze politiche risale alla Rivoluzione Francese: nell'Assemblea degli Stati Generali i conservatori (ovvero i nobili e il clero) sedevano a destra dell'aula e i rappresentanti del Terzo Stato, i giacobini (ovvero la nascente borghesia), che avevano come obiettivo l'istituzione di una repubblica democratica che tenesse conto delle libertà individuali, sedevano a sinistra.

Con l'ingresso delle masse in politica queste posizioni sono ovviamente cambiate, pur mantenendo lo stesso schema strutturale. I conservatori, ovviamente, non difendono più sistemi come la monarchia assoluta francese e ai giacobini si sono sostituiti i moderni partiti di massa socialdemocratici. È più o meno su questa falsariga che si muovono i moderni sistemi bipolaristi vigenti nella maggior parte delle democrazie occidentali.

Secondo la tesi avvalorata dal filosofo Norberto Bobbio, la differenza principale tra destra e sinistra è il diverso atteggiamento rispetto al concetto di uguaglianza, così come la differenza tra moderati ed estremisti di entrambi gli schieramenti è il differente approccio all'idea di libertà. Secondo questo criterio è possibile raggruppare tutte le dottrine politiche in quattro gruppi fondamentali, due di sinistra e due di destra. L'estrema sinistra propugna l'uguaglianza economica ma con un sistema statale autoritario, mentre il centro-sinistra in genere propone una maggiore uguaglianza economica conciliabile con il rispetto delle libertà individuali. A destra invece si possono identificare il centro-destra, che all'eguaglianza economica preferisce quella giuridica nel pieno rispetto delle istituzioni democratiche, e la destra estrema, nella quale si collocano ideologie antidemocratiche e illiberali che hanno come massimo esempio storico fascismo e nazismo. Muovendosi ancora all'interno di questo schema generale, ma scendendo più sul piano della politica concreta, destra e sinistra si differenziano per le posizioni diametralmente opposte sui temi delle libertà economiche e dei diritti civili. Questa differenza di programma politico ha spesso raccolto l'opinione pubblica in due grandi schieramenti contrapposti, creando il sistema bipolarista tipico delle grandi democrazie occidentali. Anche nel caso italiano è riscontrabile questa tendenza, seppur con diversa intensità. Nell'Italia appena riunificata di fine Ottocento il dualismo tra Destra e Sinistra Storica è rimasto un concetto piuttosto teorico, salvo rare eccezioni. Alla linea dura del contrasto politico sono prevalsi il trasformismo e la tendenza tipici dei governi di Depretis o Giolitti. In seguito, l'impossibilità di distinguere sul piano politico la destra e la sinistra portarono alla supremazia della prima sulla seconda. L'ex socialista Mussolini divenne dittatore fascista anche grazie al suo atteggiamento rivoluzionario tipico della sinistra, posto però al servizio di ideologie autoritarie e nazionaliste tipiche della destra.

Negli anni della Prima Repubblica il bipolarismo era rappresentato dalla Democrazia Cristiana, sempre maggioritaria, e dal Partito Comunusta Italiano, uno tra i più forti partiti comunisti d'Europa. Tuttavia il “fattore K” (la vicinanza del partito al governo sovietico di Mosca) e la strategia della tensione, attuata da molte forze più o meno oscure del nostro paese per allontanare l'opinione pubblica dall'ideologia comunista, impedirono al PCI di presentarsi come una valida alternativa di governo. Nei primi anni Novanta, la maxi inchiesta Tangentopoli mise a nudo tutto il marciume che si celava dietro questo sistema, rinnovando quasi completamente la classe dirigente italiana. Nuovi uomini fondarono nuovi partiti, come Forza Italia, che modificarono radicalmente il modus operandi della politica italiana.

Il bipolarismo italiano dell'ultimo ventennio non è paragonabile ad altri sistemi bipolaristi occidentali. Come sostiene Marcello Veneziani, il sistema bipolarista italiano è aperto a due soluzioni: o un nuovo rafforzamento della distanza tra destra e sinistra o la completa dissoluzione del contrasto politico. Però per provare a ipotizzare la svolta che prenderà il nostro sistema politico non possiamo prescindere da altre variabili che stanno entrando in gioco e rischiano di portare il Paese verso la degenerazione politica totale. La prassi politica ormai tipicamente italiana si basa più sui protagonisti della politica che sulle ideologie e sulla loro applicazione pratica ai problemi. L'individualismo è uno dei cancri della nostra politica e sta portando la nostra classe dirigente a perdere sempre di più il contatto con la realtà e a utilizzare le istituzioni per fini personali disinteressandosi delle reali problematiche del paese. Questa degenerazione sta investendo sia la destra che la sinistra, allontanando le masse dall'impegno politico (che viene visto come qualcosa di “sporco” e poco limpido) e ampliando la distanza tra la classe politica e i cittadini.

Le domande “Cos'è la destra? Cos'è la sinistra?” che si pone Giorgio Gaber in una sua canzone sono più che lecite. Purtroppo affermare che la differenza tra destra e sinistra sia sempre più sottile non è fare del puro qualunquismo, ma è la considerazione di un dato di fatto. É necessario che ogni cittadino si impegni attivamente nella vita politica per poter porre nuovamente i problemi del Paese nelle agende dei nostri politici. Al serio impegno politico dei cittadini va affiancato il rinnovamento dei concetti di destra e sinistra. Prima di riformare la politica bisogna rinnovare il modo di pensare la politica stessa, lasciando che ogni proposta di azione politica sia libera da ogni implicazione ideologica. La nostra società è in continuo cambiamento e non possiamo ragionare con logiche politiche vecchie di secoli. Purtroppo non siamo ancora ponti per una politica che metta al centro del suo operato il cittadino e non le ideologie astratte e spesso fuorvianti: per questo nel prossimo futuro non dobbiamo eliminare destra e sinistra come categorie di interpretazione politica, ma riformarli come concetti adatti alla società del nostro tempo, semplificando l'accesso all'attività politica, ponendo i problemi reali del Paese al centro dell'attenzione e salvaguardando la democratica diversità di opinioni.

Nel conseguente clima disteso di dialogo politico costruttivo potremo, finalmente, regalare un futuro migliore a questo Paese.