giovedì 12 gennaio 2012

le luci della centrale elettrica. live report @ linea notturna, cagliari, 9 dicembre 2011

“Sono tempi bui per la musica italiana”. È questo il solito mantra che gli addetti ai lavori ripetono da anni, ormai. Un'affermazione caustica e diretta, che sembra non lasciare possibilità di replica. Tuttavia è necessario conoscere limiti e pregi della scena musica italiana odierna: ovviamente non si parla di Sanremo, dei concerti negli stadi e delle grandi case discografiche. Si parla delle demo a tiratura limitata, dei concerti nei locali di provincia, del contatto pressoché diretto con l'artista. Mentre la grande maggioranza di coloro che si dichiarano appassionati di musica galleggiano sulla superficie, è nelle profondità, nella dimensione più piccola della provincia che si possono trovare molti prodotti artistici innovativi, degni di tale definizione. Le luci della centrale elettrica (così si chiama il progetto musicale del cantautore Vasco Brondi) è qualcosa che appartiene a questa piccola dimensione, che poi tanto piccola non è. La creatura musicale di Vasco Brondi è nata quasi cinque anni fa, è relativamente giovane, ma ha già raggiunto un livello notevole, sia per la validità artistica, sia in termini di successo. I punti di forza di questo progetto sono fondamentalmente due, strettamente correlati tra loro: la forza evocativa dei testi e gli arrangiamenti musicali piuttosto spogli. Ascoltando qualsiasi brano si può percepire ciò che l'artista vuole esattamente trasmettere. Le parole dei testi diventano immagini della vita urbana di tutti i giorni in cui tutti noi ci riconosciamo. Nonostante le brevi storie e i frammenti di vita raccontati da Vasco siano molto personali, sentimentali e introspettivi, diventano espressione di tutta un'intera generazione, piegata dalla spietata vita urbana, dalla crisi economica, dai licenziamenti e dal precariato. A questa ricchezza lirica si contrappone la risicata cornice musicale, voluta molto probabilmente per sottolineare la forza dei testi: la grande importanza dell'arrangiamento sta proprio nel suo essere così minimale e marginale.
Il 9 Dicembre 2011 è la notte del concerto delle Luci a Cagliari, al Linea Notturna. Nonostante le premesse non siano le migliori (12 euro di prevendita, prezzo non propriamente proletario, e un'ora e un quarto di ritardo) il concerto si rivela sorprendente. Ad accompagnare Vasco e la sua chitarra, sul palco ci sono l'essenziale: basso, chitarra e percussioni. Devo ammettere che sono rimasto piacevolmente sorpreso: il cantautore ferrarese dimostra di saperci fare anche con arrangiamenti diversi da quelli del disco, molto più percussivi ma comunque essenziali. Oltre ai pezzi ormai classici dal primo e dal secondo album come “Piromani”, “Cara Catastrofe”, “La gigantesca scritta COOP” e “La lotta armata al bar”, Vasco ha presentato il nuovo brano “C'eravamo abbastanza amati” e ha suonato due cover, ottimamente riarrangiate: “Emilia Paranoica” dei CCCP e “Summer on a solitary beach” di Franco Battiato. Ottima la risposta del pubblico, che ha dimostrato di apprezzare moltissimo anche i minimi aspetti scenici della serata.
Sono serate come queste che ti permettono di capire che nonostante tutto la musica italiana ha ancora molto da proporre e i giovani talenti come Vasco possono dire la loro. A gran voce.